Tradizioni

Le streghe e la bestia nera

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Si sa che il Piemonte è da sempre luogo di misteri oscuri, conserva molte "città delle streghe" e si contende luoghi in cui si sono svolte presunte stregonerie. Uno di questi è Mezzomerico.

Pare che in queste zone boschive abbiano vissuto diverse streghe nel XVII secolo. Il fatto era conosciuto a tal punto che qualsiasi fatto strano veniva giustificato come causato da loro. Il Comune conserva diversi documenti di vere e proprie testimonianze di cittadini sui sabba per richiamare il diavolo, una bestia nera e vigorosa che invitava le streghe all'orgia. Il fatto strano è che questi documenti conservano particolari al limite della pornografia!

L'inquisizione qui non ebbe tregua, molte uccisioni vengono purtroppo ancora ricordate.

Le streghe erano solite rifugiarsi neil boschi e sui monti e non a caso sul monte Veglia esistono luoghi che riportano nomi omonimi, come per esempio il Rio delle Streghe direttamente nel parco, oppure i Laghi delle Streghe, vicino ad Arona.

La bestia

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La storia affonda le sue radici in un doloroso fatto di cronaca realmente accaduto.
Il 13 agosto 1815 un bambino di soli sei anni, Giacomo Filippo Suno, fu sbranato da un animale nella boscaglia in località Vergiasca dov'era andato, insieme con un altro ragazzo, per raccogliere nocciole.

Tracce della vicenda si trovano in un documento, redatto dal parroco del tempo don Francesco Ranzoni, in cui sono state meticolosamente raccolte le testimonianze del giovane rimasto illeso.
Il testo recita che "Filippo è stato divorato da una fiera lupa...dalla lunga coda e dagli occhi lucenti".

Nonostante le numerose battute, la bestia non fu mai rintracciata lasciando spazio alla psicosi di una "bruta bestia" vagante nei boschi del territorio.

Il tesoro della Radaèla

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Il miraggio di un improvviso miglioramento delle proprie condizioni finanziarie ha, da sempre, dato origine a fantasiose leggende che favoleggiano di tesori nascosti.

Nel tardo 1800 prese piede la credenza di un favoloso tesoro nascosto nell'abitazione di tal Radaelli. La sua cascina era situata in una zona boschiva a nord del paese che prese il nome di Radaèla proprio dal suo proprietario.

Agli inzi del secolo scorso, il Radaelli decise di mettere in vendita le sue proprietà e fu allora che alcune famiglie locali si coalizzarono per rilevarle. Ben presto i nuovi clienti iniziarono le ricerche del tesoro nascosto radendo al suolo l'abitazione e scandagliandone l'adiacente pozzo di acqua sorgiva, ma senza ricavarne un quattrino, perché del tesoro non si trovò traccia.

Ancora oggi nella Radaèla sono visibili i ruderi di una cascina demolita in anni remoti.


La notte di San Silvestro

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Da sempre gli adulti hanno stimolato la fantasia dei bambini raccontando delle favole che avevano per protagonisti gli animali.

Quando le famiglie trascorrevano le serate invernali nel tepore delle stalle, gli anziani spesso coinvolgevano le bestie nei loro racconti fantasiosi. Le mucche, gli asini ed i cavalli sono i protagonisti di questa favola.
I nonni narravano ai nipoti che la Notte di San Silvestro, l'ultima dell'anno, allo scoccare della mezzanotte, le bestie acquistavano la parola: “A San Silvestro parla la bèsctia”.

La leggenda del Pipino

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La leggenda narra di un antico fatto legato al restauro dell'Oratorio di S. Giovanni, che sorge nelle campagne ai confini con Oleggio.
Si dice che la Cappella fosse stata affrescata da un pittore di nome Giuseppe soprannominato “Pipino”, il quale pur facendo il contadino per vivere, si dilettava nella pittura.
Fu per questa sua attitudine alla pittura che il canonico della Chiesa gli commissionò di affrescare il piccolo Oratorio. Il compito del Pipino consisteva nel dipingere sulla volta della Cappella dodici santi disposti a semicerchio intorno all'immagine di S. Giovanni.
Quando il lavoro fu terminato, si organizzò una festa per celebrare l'avvenuto restauro dell'oratorio, e un gruppo di persone vi si recò di buon mattino per disporre i paramenti necessari per la cerimonia religiosa. Grande fu lo stupore di tali persone allorché scoprirono che una mano ignota, nel volger della notte, aveva scritto sul muro dipinto dal Pipino una frase il cui tenore era pressapoco: “Caro Pipino, lascia il pennello e prendi il sapino, hai fatto dodici santi che sembrano dei briganti”.

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panorama Mezzomerico

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